mercoledì 13 agosto 2014

Quack #1 - Anatra al tritolo

"Sir, someone reported me you have done a comment on your baggage. A comment which had not to be done. Sir, I am actually asking you if there is something explosive in your luggage. Could you open it?".
Il poveraccio non capisce e scuote la testa. E' italiano, ha il suo biglietto e lo porge tremante al capitano dell'aereo. Ha pagato il suo posto in aereoplano fino ad Amsterdam e non sa nulla di inglese.
Ma gli altri passeggeri sì.
"Open your luggage!" urla qualcuno da dietro. Grazie signora, scusi, ma sa com'è.
Il signore si alza, tutto sudato.
Foto fatta da me. Sono proprio figoh.



Ecco, penso, non si parte più. E ora che me ne faccio del salame che ho messo in valigia? e poi ho altri due aerei da prendere, persone da incontrare, jet lag da assaporare. Insomma, sono una persona impegnata: devo finire il livello di Hungry Shark sull'iPad, vai a fare l'attentore da qualche altra parte.
Il comandante continua a parlare, la valigia viene aperta. Vestito, calzino, calzino, calzino, pantaloncino militare, mutanda, asciugamano, mutanda, calzino, allungapeni a nome di Austin Powers.
Ma che ci faccio io alle donne?!
Manco la soddisfazione di vedere un po' di plutonio.
Bhè. Almeno si parte.







Diciamo la verità. Io ho sempre pensato che le nuvole fossero panna montata. O pecorelle. Speriamo non piova a Kansas City.




Ecco, me la sono tirata.
Ad Amsterdam fa freddo, pioviggina e gli addetti giocano a tirarsi la mia valigia. L'aereoporto è pieno da far paura. Controllo il gate. E7. Bene. E dove cazzo è? Mah.
Ah già. I cartelli. Difficile sbagliarsi effettivamente.

I piccolissimi cartelli di Schipol Amsterdam.

E va bene, un controllo al passaporto e via. Si va verso il Gate.
Tutti fermi: la polizia americana ci controlla. Credo di aver visto un tizio osservare con sospetto le ruote di un passeggino.
"What are you going to study in America, Matteo?" "How long will you stay?" "Have you got some electronic devices in you baggage?" blablablapatatoespatatoespatatoes.
Una signora molto cortese mi sorride e mi augura buon viaggio.
Sì, col cazzo: tra me e l'aereo ci sono ancora tre controlli.

Vado col biglietto alla fine del gate. Lo passo. Non funziona.
Merda.
Lo ripasso. Nada.
"Ehmmm excuse me...".
Mi fanno ripassare da un tizio dietro un bancone che con accento molto americano mi chiede di leggergli i numeri sul passaporto perché quei simpaticoni del consolato hanno inserito il codice a ridosso di un'altra scritta.
Timbro, firma, biglietto. Ripasso: funziona.
Ora è il momento di andar ein discoteca. Solo che sto alzando le mani in una camera per i raggi x.
Cheese!
On the plane!
E qui mi spacco di film, ho deciso. Anche perché i giochi tra cui scegliere sono "L'allegro preistorico" e "Blackjack".
Almeno la tipa di The Amazing Spidermen 2 è una bella bionda.
Tanto io preferisco le more.


Pessima scelta comunque: non ci capisco una mazza in lingua originale e la mi autostima scende di 10mila piedi.
Mi riprendo un po' parlando con la mia vicina di sedile. Ha circa 60 anni e arriva da 15 ore di volo, oltre che da Johannesburg. Americana del Texas ed ex giornlista. E mi dice che il mio inglese è "excellent".  Grazie signo'! Siete nu babbà!



E quando si arriva a Detroit, si fa il terzo biglietto, si passa per la dogana. Abbastanza in fretta: non c'è nessuno.
Altre patate durante una breve serie di domande. Timbro timbro "nonstoportandopiantenelmiozaino" e via.
Ah, ecco dove erano tutti. Sul tram. Che io non ho preso, facendomi 40 gate a piedi. Ma ne è valsa la pena. Mi piacciono gli aereoporti, è come se il tempo non esistesse, perché non stai arrivando, ma non stai nemmeno partendo.

Prossima stazione, Paperopoli!


Incontro Geraldina, la mia compagna di viaggio e di Trumanaggio. Povera ragazza, dovrà sorbirsi le mie chiacchiere per tutto il tempo. Per sua fortuna siamo lontani sull'aereo. Non so vicino a chi sia. Io sono vicino a un tizio che legge un libro sugli anni 30 dell'America. Ho paura che mi voglia mangiare.
Il tizio, non il libro.

Arriviamo a Kansas City. La navetta, dov'è la navetta per l'hotel? E i nostri bagagli? Ci sono non ci sono, partiamo non partiamo piove cornetto sammontana. Usciamo fuori. Un caldo della madonna che altro che Peppa Pig, Beacon Pig. La navetta arriva e noi arriviamo all'hotel. Hall piccola, ma dietro è tutto un caseggiato, con stanze fatte a mo' di cottage (un po' più moderne ma vabbè). Si chiacchiera con l'autista che ci racconta un po' di KC e ci dice che anche uno studente domani partirà con noi per tornare all'aereoporto e aspettare lo shuttle della Truman State University.
"Take the door, then go left".
E ci perdiamo. Bene, almeno andiamo già d'accordo!
"Ehmmmm... excuse me!"
"Da quella parte, 'mbecilli!"
"Ah, grazie! Buonanotte!"
Queen bed, amore mio. Doccia, doccia, doccia, nanna, nanna, nanna.
Jet lag, jet lag, jet lag. Alle 3 sono sveglio. Anche alle 4. E alle 6.
Passerà: intanto dormo da Dio. Anzi no.
Da Queen.

Ah, dimenticavo: non bevete mai il vino di Kansas City. A meno che non amiate le uova marce ;)
Ps: mamma sono vivo e ho anche mangiato sull'aereo. Era tutto buonissimoNONEVEROMAI.

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